GLI ALTRI CASSETTI

mercoledì 3 dicembre 2008

Sky: guerra fra potenti.

Parto dall'affermazione di Lucia Annunziata, ospite ieri sera a Ballarò: “Se Berlusconi non fosse il padrone di Mediaset, i media non avrebbero dato così tanto risalto alla notizia.”
Penso sia vero.
Il che – però – non riduce il problema. Piuttosto lo riporta al “conflitto di interessi” su cui anche Veltroni, a pochi giorni dalla sconfitta politica, ha fatto spallucce, sostenendo che “il conflitto d'interessi è superato dalla scelta degli italiani”.
Se il PD avesse, fin dall'inizio, giocato una partita (almeno una!), oggi nutrirei un rispetto maggiore e mi sentirei meno tradita. Invece, l'impressione che ho avuto, dopo solo poche settimane dall'inizio della campagna elettorale - ed è proseguita - è stata quella dell'ossessiva legittimazione del berlusconismo. In nome di un dialogo che – consapevole della sconfitta – Veltroni aveva cercato di stillare nel sistema politico attraverso un neonato sentimento di buonismo che voleva essere una pacca sulla spalla al cavaliere. Come il buon padre di famiglia fa col figlio indisciplinato, Veltroni ha amorevolmente accolto fra le braccia del perdono politico l'uomo che una parte – anche se la minoranza – dei cittadini di questo Paese reputa “un pessimo esempio italiano”. E lo ha fatto – evidentemente – senza capire che ha aiutato Berlusconi ad apparire più digeribile a tutti. Berlusconi, il conflitto di interessi, le questioni giudiziarie, eccetera. Tutto più digeribile. Tutto fatto passare come “condiviso dagli italiani”.
Oggi – a parte Di Pietro – parlare di conflitto d'interessi pare “arcaico”. Dà quasi noia. Con una certa stizza la maggior parte dei giornalisti surfa sulla questione ché tanto “quel che e fatto è fatto”, o meglio “quel che non è stato fatto non è stato fatto”. Io credo – invece – che sia arrivato il momento di fare quel che non è stato fatto: firmare per "eliminare" il lodo Alfano, chiedere da più parti e insistentemente che sia risolto il conflitto d'interessi, con attenzione alle leggine che come funghetti velenosi spuntano a latere di ogni norma che venga ritenuta "punitiva". Attenzione necessaria per evitare quel che è accaduto per il finanziamento dei partiti, per esempio.
Tornando a Sky, il raddoppio dell'IVA colpisce, certamente, l'impresa e qualche milione di cittadini (gli abbonati Sky). Tuttavia – isolata dalla questione conflitto d'interessi – la notizia non mi scandalizza. Sky ha inviato, uno o due mesi fa, una lettera agli abbonati (io sono fra questi) in cui comunicava il prossimo aumento del canone, quindi se Sky decidesse – che so? - di non applicare tali aumenti, forse i consumatori/utenti sarebbero in qualche misura tutelati. In ogni caso è una guerra fra potenti che – ancora una volta – usano il popolo italiano come corazza. Se fosse stato, a suo tempo, risolto il conflitto d'interessi la questione, oggi, non avrebbe storia. E, forse, anche i ministri del PDL potrebbero lavorare meglio, invece di dedicare il 90% del loro tempo a difendere il povero Silvio dagli "attacchi violenti" e, soprattutto, da sé stesso.

mercoledì 5 novembre 2008

Non ho tempo per l'ironia. Mi resta solo l'indignazione.

Credo sia giusto diffondere il più possibile la notizia circa la denuncia a carico del senatore della Repubblica Italiana, Francesco Cossiga, per le sue dichiarazioni rilasciate ad alcuni quotidiani. La fonte è più che certa e verificabile: Rassegna stampa del Governo italiano.
Le dichiarazioni di Francesco Cossiga.

Cossiga: «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno.»
Giornalista: Ossia?
Cossiga: «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...»
Giornalista: Gli universitari, invece?
Cossiga: «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.»
Giornalista: Dopo di che?
Cossiga: «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.»
Giornalista: Nel senso che...
Cossiga: «Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.»
Giornalista: Anche i docenti?
Cossiga: «Soprattutto i docenti.»
Giornalista: Presidente, il suo è un paradosso, no?
Cossiga: «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!»

martedì 28 ottobre 2008

Maschilismo made il PDL. Vespa condannato al reato di favoreggiamento.

Proprio qualche minuto fa, a Porta a Porta, il ministro Brunetta ha invitato l'on. Linda Lanzillotta a “rivolgersi al marito che sicuramente ne sa di più”. L'intento maschilista era così evidente da apparire ingenuo. L'invito della Lanzillotta al ministro a “non fare il maschilista” è passato praticamente in sordina.
Mi domando che cavolo ci vanno a fare da Vespa gli esponenti di Centrosinistra. Tanto lo show è sempre lo stesso! Partecipare a Porta a Porta significa avallare un falso contraddittorio.

sabato 25 ottobre 2008

Si congeli la riforma Gelmini.


Io credo in questo movimento senza partito e senza sindacato che smuove i giovani, gli insegnanti, le famiglie, gli intellettuali... e li riunisce nelle piazze e nelle università occupate sì, ma da valori che temevo potessero essersi perduti nei luoghi comuni del popolo della libertà e che invece emergono con una grinta che, perfino, mi commuove: la salvaguardia del diritto all'istruzione e allo studio, del futuro, del lavoro, della libertà di essere cittadini con una dignità. Ed è questa l'occupazione che il Primo Ministro Berlusconi teme e vuole combattere con l'intervento delle forze dell'ordine. Non è nel suo progetto l'istruzione e il sostegno della ricerca italiana, per farne un vanto e non la vergogna che deriva dalla scure sciagurata Gelmini-Tremonti. Scuola e Università pubbliche non devono soccombere a vantaggio del privato, perché la scuola pubblica, quantunque non crei un dottore, crea senz'altro un cittadino più civile.
“Lottare contro la Legge 133 Gelmini-Tremonti”
scrive Beppe Sebaste “è una lotta di civiltà”, e io condivido pienamente.

mercoledì 1 ottobre 2008

Chi è più forte vuole avere tutto, anche ragione.

Ieri sera, su La7 nel corso della trasmissione L'infedele, Gad Lerner ha proiettato un video che già mi aveva indignata alla sua prima diffusione su youtube che, al solito, ha preceduto i Media (che, comunque, non hanno speso molte parole, se si escludono i soliti noti). Si tratta di una delle performance di Gentilini (il giullaresco primo cittadino della città di Treviso) a proposito degli immigrati. Ma al di là del video in sé (inquietante, oltre che per l'evidente e impunita posizione razzista anche per una neppure troppo velata apologia del fascismo), credo che una riflessione vada fatta in merito a queste sue parole:


"Quello che io dico è la somma di quello che mi dicono i cittadini. Io sono un grande megafono. Non ho paura di nessuno e dico quello che voglio."

A ben guardare è la sintesi di tutta la strategia politica dell'attuale Governo che prende i luoghi comuni più diffusi e ne fa un baluardo a sostegno di decreti legge (e presunti disegni di legge) che passano sotto al naso di un centrosinistra impotente, quasi totalmente dormiente e perso nell'utopia di un dialogo tanto impossibile quanto inutile.
Come la paziente Montagna va verso Maometto (anche se di questi tempi dire Maometto potrebbe essere compromettente), il nostro Governo si avvicina al Popolo, ne acquisisce paure, luoghi comuni, pregiudizi... e se ne fa portavoce per accreditare come “volute dagli italiani” manovre politiche anticostituzionali, spesso, anche senza ribadirne la specifica utilità ad personam, prive di ogni etica e di ogni rispetto verso l'umanità.
Così, senza altre spiegazioni logiche se non la rispondenza a un modus pensandi variamente diffuso, non interviene, per esempio, con seri programmi di ammodernamento del lavoro basato su processi meritocratici, ma alimenta l'odio/rancore dell'operaio verso il dirigente. Un po' come per Alitalia: piloti e assistenti di volo brutti e cattivi, strapagati che non capiscono che l'operaio ha bisogno anche di quegli ottocento euro garantiti, e che si permettono di gridare in difesa dei loro diritti: Meglio falliti che in mano ai partiti! Ingrati, incapaci di dare un valore adeguato alle notti spese dal Presidente per tessere una cordata italiana.
Non istituisce osservatori multietnici, non imposta una rete di mediazione interculturale, né una manovra di controllo dell'imprenditoria che si serve di manodopera nera (per colore e per modalità) ma perseguita gli immigrati che sono già qua – e poco importa se nel calderone ci finiscono anche i cittadini italiani non propriamente "ariani". O se ci scappa il morto.
Non manda (se proprio deve essere utilizzato per la sicurezza e per l'ordine pubblico) l'esercito a Napoli a contrastare la camorra, ma piuttosto nelle strade di Roma, o a Napoli sì ma a raccogliere la spazzatura.
Non fa (prima) un serio programma di integrazione scolastica degli zingarelli, ma li mette in fila (tanto si sa che non sono proprio bambini in tutti i sensi, sono più che altro i futuri delinquenti di domani!) e prende loro le impronte. Nel frattempo il controllo dei documenti dei bambini al seguito di adulti negli aeroporti italiani è pressapoco ridicolo e se un bambino in orario scolastico ti viene a chiedere l'elemosina per strada è “normale”.
Non promuove percorsi di integrazione culturale e religiosa, ma impedisce la preghiera ai musulmani, ché nelle Moschee si trama contro lo Stato e contro la sicurezza degli italiani. Il Vangelo ha, tutto d'un botto, un altro teologo: il politico. E così Gesù Cristo diventa perfino il mezzo per avvalorare tesi razziste e talvolta spietate. L'ho visto mercificato in varie occasioni, ma come testimonial di una politica razzista, io, il Cristo non me lo figuro per nulla. Saranno pure lontani i tempi in cui frequentavo il catechismo ma mi pare di ricordare che valori come l'accoglienza, l'uguaglianza, la fraternità... mi siano stati insegnati come inderogabili e non diversamente interpretabili rispetto al senso letterario. Ma anche in questo, la risposta del Governo è perfettamente coerente con la cristianità italica fatta di strani miscugli di modi d'intendere casalingo. E la Montagna più che da Maometto va dal suo Cristo.
Per la prima volta, in un Paese democratico e civile, i pregiudizi, anziché essere corretti, trovano un saldo appiglio governativo e diventano veicolo di trasmissione di una strategia ad personam, in un bizzarro do ut des. Tutto ciò è angosciante, tanto quanto l'immagine che ci viene prospettata della maggioranza degli italiani dipinta come un popolo (quello della libertà!) che trascorre i suoi giorni e le sue notti nella fervida attesa che il Suo Presidente venga liberato dai problemi giudiziari che lo affliggono, ché il pover'uomo non può sapientemente guidare il Paese se ogni tre per due qualcuno bussa alla porta per consegnargli un avviso di garanzia! Roba che spezza ogni "core de mamma".
In questo marasma si perde facilmente di vista l'obiettivo e si devia da ogni singolo problema reale, liquidandolo dietro una serie di discussioni sterili. Ammantandolo. Facendogli perdere la sua gravità. E tutto ciò è tanto più pericoloso se si considera che, dopo mesi di dialogo inseguito, l'unico scambio che emerge è il ridicolo “tu sei incapace e tu sei più incapace di me”. Ma in tale ottica l'unità di misura del politico italiano non è “l'incapacità”?

martedì 2 settembre 2008

La vagina dentata.

Stasera sono stata al cinema con mia figlia. Abbiamo visto “Denti”.
Non è del film che voglio parlare. Se ne parla abbastanza e penso di non poter aggiungere molto altro. Voglio invece riportare alcuni commenti che ho udito.
Era lo spettacolo delle 20:40 ed è lunedì, dunque non c'erano molti spettatori. Questo mi ha consentito di osservarli: gruppi di tre o quattro amici. Strano, i gruppi erano mono sesso: gruppi di amiche; gruppi di amici. Una coppia. In tutto saremo state una trentina di persone. Gli unici ultra ventenni eravamo io e un uomo sulla sessantina, seduto da solo.
Alla prima castrazione il commento di un ragazzo del gruppo di quattro amici seduti nella fila davanti a me è stato: “A questo punto non resta che suicidarsi.” Strano che a quarant'anni questa frase mi abbia sorpresa? Forse sì. O forse è che,
nonostante la cronaca, continuo a concedere al maschio un po' di fiducia. Spero sempre che non riporti, inevitabilmente, tutto all'uccello. Eppure!
La scena rappresenta uno stupro. È lei (la donna) la vittima. Ma tutta l'attenzione si concentra sulla castrazione. Lo sgomento non nasce dallo stupro, ma dal pene che giace per terra, distaccato dal suo legittimo portatore e utilizzatore. Ho immaginato che la scena rappresentasse un tentativo di omicidio. Se la pistola fosse caduta dalle mani dell'aggressore tutti avrebbero tirato un sospiro di sollievo. Invece quell'uccello per terra, oramai inerme come una pistola scarica, suscita sgomento.
Le ragazze non fiatavano. Qualche risatina. Nient'altro. Nulla, fino alla fine, quando mia figlia ha commentato: “Lei può andare in giro tranquilla.” E allora ho ripensato alla scena da me immaginata: l'aggressione con una pistola, l'eventualità di essere ammazzati, di essere picchiati... eventualità che esiste a prescindere dall'uccello. È un'eventualità che non differenzia per genere. È un'eventualità che pone di fronte persone delle quali almeno una soccomberà, eppure “con la vagina dentata si può andare in giro tranquille”. Già!

mercoledì 9 luglio 2008

Lettera a Morgan

Caro Morgan,
ho letto la tua lettera a Laura. Quasi per caso, in un intervallo insonne fra la moltitudine di impegni che, da qualche mese, mi tiene lontana dall'unico canale che mi ha regalato, per un po' di tempo (solo un po'), l'illusione di poter contribuire a cambiare l'ordine delle cose.
È una lettera che non mi sorprende per toni e contenuti: ti somiglia. O meglio, somiglia a quella parte di te che, attraverso il web, ho potuto percepire.
Ricordo un nostro “scontro” a proposito dei bamboccioni. Da Remo, mi pare. Io osservavo come sia complesso, oggi, definire semplicisticamente chi decide di restare in famiglia, e come tutte le situazioni abbiano, o possano avere, una loro ratio. Lo penso ancora. Perciò non trovo poco dignitosa la tua scelta di tornare a casa.
Poco dignitoso, invece, è il sistema politico ed economico (due apparati, ahimè, strettamente collegati in questo nostro Paese) che evolve in una crisi sottovalutata, celata nel sottobosco degli umori artefatti da una comunicazione deviante e da una apparenza illustrata da immagini fasulle, dove il disonesto diventa protagonista di un film che tutti finiscono, inevitabilmente, con l'apprezzare o quantomeno ignorare. Fino a una impersonale considerazione per cui “tutto il mondo è paese”. Un modo come un altro per fare spallucce, per non farsi carico di problemi che – ci piaccia o no – coinvolgono tutti e debbono (dovrebbero) trovare spazio nelle nostre riflessioni per il futuro.
Un film nel quale, in fondo in fondo, hai fatto un piacere a molti a toglierti dai piedi, ché l'Italia ha posto sì e no per gli italiani!
Un film che non mi appartiene. Non volontariamente. Non coscientemente. Non razionalmente. Che, però, vivo frame by frame. Del quale, inevitabilmente, sono attrice talvolta e comparsa più spesso, semplicemente respirando.
Mi viene in mente “Saggio sulla lucidità” di Saramago, nel quale anche coloro che avevano espresso il loro voto si ritrovano inseriti in un sistema che li accomuna ai biancosi, rei di aver esercitato il diritto di consegnare scheda bianca. Siamo in un Paese dove l'espressione del voto non ha alcun valore, non perché manchi il senso di democrazia, ma perché manca la democrazia. E manca la capacità di governare. Viene confusa con la possibilità numerica di governare.
Tempo fa, Loredana scrisse un post in cui tracciava il quadro economico di una famiglia italiana: la propria. A rileggerlo, oggi, solo qualche mese dopo, sembra di potervi ravvisare il sogno di molti. Una denuncia di malessere che si fa sogno di vita decente. Un paradosso italiano che non stupisce. Eppure, per me, è un bolo alimentare che non va giù neppure per peristalsi.
Calvino scriveva, in “Lezioni americane”, a proposito della precarietà dei processi, citando – mi pare – Cyrano de Bergerac, che è mancato poco affinché l'uomo fosse uomo, la vita fosse vita e il mondo fosse un mondo. Che nel costruire l'uomo, la materia, tante volte, si è fermata a formare una pietra, un corallo, un fiore... Ecco, ti auguro che, in questo cammino, tu possa cogliere tutti quei particolari e tutte quelle figure necessarie a costruire l'uomo che vuoi essere.
Ti auguro di trovare ciò che cerchi.
Assunta