Parto dall'affermazione di Lucia Annunziata, ospite ieri sera a Ballarò: “Se Berlusconi non fosse il padrone di Mediaset, i media non avrebbero dato così tanto risalto alla notizia.” Penso sia vero.
Il che – però – non riduce il problema. Piuttosto lo riporta al “conflitto di interessi” su cui anche Veltroni, a pochi giorni dalla sconfitta politica, ha fatto spallucce, sostenendo che “il conflitto d'interessi è superato dalla scelta degli italiani”.
Se il PD avesse, fin dall'inizio, giocato una partita (almeno una!), oggi nutrirei un rispetto maggiore e mi sentirei meno tradita. Invece, l'impressione che ho avuto, dopo solo poche settimane dall'inizio della campagna elettorale - ed è proseguita - è stata quella dell'ossessiva legittimazione del berlusconismo. In nome di un dialogo che – consapevole della sconfitta – Veltroni aveva cercato di stillare nel sistema politico attraverso un neonato sentimento di buonismo che voleva essere una pacca sulla spalla al cavaliere. Come il buon padre di famiglia fa col figlio indisciplinato, Veltroni ha amorevolmente accolto fra le braccia del perdono politico l'uomo che una parte – anche se la minoranza – dei cittadini di questo Paese reputa “un pessimo esempio italiano”. E lo ha fatto – evidentemente – senza capire che ha aiutato Berlusconi ad apparire più digeribile a tutti. Berlusconi, il conflitto di interessi, le questioni giudiziarie, eccetera. Tutto più digeribile. Tutto fatto passare come “condiviso dagli italiani”.
Oggi – a parte Di Pietro – parlare di conflitto d'interessi pare “arcaico”. Dà quasi noia. Con una certa stizza la maggior parte dei giornalisti surfa sulla questione ché tanto “quel che e fatto è fatto”, o meglio “quel che non è stato fatto non è stato fatto”. Io credo – invece – che sia arrivato il momento di fare quel che non è stato fatto: firmare per "eliminare" il lodo Alfano, chiedere da più parti e insistentemente che sia risolto il conflitto d'interessi, con attenzione alle leggine che come funghetti velenosi spuntano a latere di ogni norma che venga ritenuta "punitiva". Attenzione necessaria per evitare quel che è accaduto per il finanziamento dei partiti, per esempio.
Tornando a Sky, il raddoppio dell'IVA colpisce, certamente, l'impresa e qualche milione di cittadini (gli abbonati Sky). Tuttavia – isolata dalla questione conflitto d'interessi – la notizia non mi scandalizza. Sky ha inviato, uno o due mesi fa, una lettera agli abbonati (io sono fra questi) in cui comunicava il prossimo aumento del canone, quindi se Sky decidesse – che so? - di non applicare tali aumenti, forse i consumatori/utenti sarebbero in qualche misura tutelati. In ogni caso è una guerra fra potenti che – ancora una volta – usano il popolo italiano come corazza. Se fosse stato, a suo tempo, risolto il conflitto d'interessi la questione, oggi, non avrebbe storia. E, forse, anche i ministri del PDL potrebbero lavorare meglio, invece di dedicare il 90% del loro tempo a difendere il povero Silvio dagli "attacchi violenti" e, soprattutto, da sé stesso.









