Personali o d’Opinione? Questa è la distinzione fondamentale (al di là delle altre differenziazioni che, nel marketing sarebbero definite di secondo livello, che non vuol dire di secondaria importanza: letterario, scientifico, sociale, eccetera) che in genere se ne traccia. Come se il pensiero personale fosse scevro dall’opinione, come se la vita di una persona non risentisse di ciò che le accade attorno. E qui, credo, stia il grande dramma dei miei connazionali: la vita privata è un conto, ciò che accade nel Paese altra roba. Ma è davvero possibile? Sono così sola a ritenere inscindibile l’altro da me, il pubblico dal personale, l’ingiustizia che altri subiscono dall’ingiustizia che io sto subendo, il tentativo di desautorare un magistrato dal tentativo di privarmi del diritto alla giustizia...? Com’è possibile che tutto questo non entri a far parte della sfera personale? Com’è possibile che il mio fallimento sentimentale o i miei gusti musicali, che secondo le logiche del saltatempo risultano essere le tematiche più gettonate, non siano influenzati da ciò che mi accade attorno? Com’è possibile ch’io ami Paint It Black senza ricondurla alle mie opinioni rispetto a ciò che mi circonda? Com’è possibile non considerare un tutt’uno l’esperienza accumulata nel pubblico e nel privato? Com’è possibile prescindere da ciò che ci accade come cittadini?
giovedì 18 ottobre 2007
Com'è possibile ch'io sia io senza te?
[Il post che segue, in realtà, l'ho scritto qualche tempo fa. Decisi di non pubblicarlo subito e mi venne l'idea del bloggarello. Contestualmente scrissi l'articolo, per Segnal'Etica, I blog-vip hanno assassinato la spontaneità creativa, rispetto al quale mi piacerebbe un vostro parere.]
In fondo, anche un post di analisi dei blog è uno stereotipo: chi non ha scritto (e se non l’ha fatto, credetemi sulla parola, prima o poi lo farà) un post o almeno un commento su “Che cos’è un blog. A che serve un blog.”? Ciò che qui ho letto (oggi, ma se avessi voglia e tempo di fare un po’ di ricerca troverei/ritroverei, sono certa, almeno 3000 post simili quantomeno nel concept) è talmente sacrosanto che chiunque osasse anche solo pensare che non è vero andrebbe sbendato immediatamente. Ma fin qui, perdonatemi l’arroganza, ci arrivano tutti. E, tutto sommato, non serve neppure pescare nel vasto calderone freudiano per capire che, educati al reality show come modus vivendi, cerchiamo nell’altrui verità brandelli della nostra. È perfino biblico, secondo me: passiamo buona parte della nostra esistenza a individuare le pagliuzze negli occhi dell’altro. Ciò che non è biblico, ma terribilmente attuale e laico, è la perseveranza non tanto nell’ignorare la trave che sta nel proprio occhio (ché l’ignoranza non è ammessa solo per le leggi dopo la vacatio legis), quanto nel constatarla e nel trovare giustificazioni, cavilli e palliativi.
Sto divagando, però.
Torniamo al punto: i blog.
Personali o d’Opinione? Questa è la distinzione fondamentale (al di là delle altre differenziazioni che, nel marketing sarebbero definite di secondo livello, che non vuol dire di secondaria importanza: letterario, scientifico, sociale, eccetera) che in genere se ne traccia. Come se il pensiero personale fosse scevro dall’opinione, come se la vita di una persona non risentisse di ciò che le accade attorno. E qui, credo, stia il grande dramma dei miei connazionali: la vita privata è un conto, ciò che accade nel Paese altra roba. Ma è davvero possibile? Sono così sola a ritenere inscindibile l’altro da me, il pubblico dal personale, l’ingiustizia che altri subiscono dall’ingiustizia che io sto subendo, il tentativo di desautorare un magistrato dal tentativo di privarmi del diritto alla giustizia...? Com’è possibile che tutto questo non entri a far parte della sfera personale? Com’è possibile che il mio fallimento sentimentale o i miei gusti musicali, che secondo le logiche del saltatempo risultano essere le tematiche più gettonate, non siano influenzati da ciò che mi accade attorno? Com’è possibile ch’io ami Paint It Black senza ricondurla alle mie opinioni rispetto a ciò che mi circonda? Com’è possibile non considerare un tutt’uno l’esperienza accumulata nel pubblico e nel privato? Com’è possibile prescindere da ciò che ci accade come cittadini?
Personali o d’Opinione? Questa è la distinzione fondamentale (al di là delle altre differenziazioni che, nel marketing sarebbero definite di secondo livello, che non vuol dire di secondaria importanza: letterario, scientifico, sociale, eccetera) che in genere se ne traccia. Come se il pensiero personale fosse scevro dall’opinione, come se la vita di una persona non risentisse di ciò che le accade attorno. E qui, credo, stia il grande dramma dei miei connazionali: la vita privata è un conto, ciò che accade nel Paese altra roba. Ma è davvero possibile? Sono così sola a ritenere inscindibile l’altro da me, il pubblico dal personale, l’ingiustizia che altri subiscono dall’ingiustizia che io sto subendo, il tentativo di desautorare un magistrato dal tentativo di privarmi del diritto alla giustizia...? Com’è possibile che tutto questo non entri a far parte della sfera personale? Com’è possibile che il mio fallimento sentimentale o i miei gusti musicali, che secondo le logiche del saltatempo risultano essere le tematiche più gettonate, non siano influenzati da ciò che mi accade attorno? Com’è possibile ch’io ami Paint It Black senza ricondurla alle mie opinioni rispetto a ciò che mi circonda? Com’è possibile non considerare un tutt’uno l’esperienza accumulata nel pubblico e nel privato? Com’è possibile prescindere da ciò che ci accade come cittadini?
Scrive
assunta altieri
alle
1:42 PM
mercoledì 17 ottobre 2007
Belle cose accadute in mia assenza.
È stato selezionato il mio racconto “Concetta e il ciondolo portafortuna.”, per il libro di favole dedicato a Gramos. Sono onorata di far parte di questo progetto che dà al web e alla blogosfera una dimensione più vicina a ciò ch’io intendo per rete.
È stato pubblicato, su Segnal’Etica il mio articolo “I blog-vip hanno assassinato la spontaneità creativa.”
Sono rientrata da circa un’ora. Vengo a sbirciare silenziosa nei vostri blog, leggo i commenti lasciati qui da me e mi riposo ché sono un po’ triturata.
È stato pubblicato, su Segnal’Etica il mio articolo “I blog-vip hanno assassinato la spontaneità creativa.”
Sono rientrata da circa un’ora. Vengo a sbirciare silenziosa nei vostri blog, leggo i commenti lasciati qui da me e mi riposo ché sono un po’ triturata.
{commenti chiusi}
Scrive
assunta altieri
alle
6:53 PM
Categoria: segnalazioni
martedì 9 ottobre 2007
Je vais à Paris, la ville que j'aime plus que toutes les autres.
Parto. Per qualche giorno vi lascio le chiavi del mio blog e via libera: potete dare una festa o frugare nel cassetto, basta che al ritorno sia tutto a posto.
Vi lascio la quasintervista a Laura Costantini e Loredana Falcone e il bloggarello (dove continuo a raccogliere le vostre risposte). Poi, facendomi sedurre da Diego: otto cose che non sapete di me. E rilancio con una proposta: ognuno si sceglie un blog e traccia le otto cose che ha capito di quel blogger.
Qualcuno ha notato sul mio blog il banner Ibis Award. E qualcuno ha ritenuto di candidare il mio blog. Grazie. Ieri sono state stilate le classifiche dei finalisti, fra cui Antonio Vergara il cui blog, soprattutto negli ultimi mesi, è cresciuto in ironia e sottile intelligenza. Antonio, faccio il tifo per te. Tienimi informata.
L’11 ottobre, ore 20:00, al Frida Cafè, in via Pollaiuolo 3, a Milano: presentazione di Sappiano le mie parole di sangue, Babsi Jones.
L’11 ottobre, ore 20:00, al Frida Cafè, in via Pollaiuolo 3, a Milano: presentazione di Sappiano le mie parole di sangue, Babsi Jones.
Au revoir.
Scrive
assunta altieri
alle
11:09 PM
Categoria: segnalazioni
domenica 7 ottobre 2007
A.A.A. CERCASI BLOGGER BELLA E SPREGIUDICATA PER BLOGGARELLO.
Propongo un BLOGGARELLO, invitando una bella blogger a un servizio fotografico ad hoc. La dinamica è questa: si parte da una foto in cui la bella bloggerellista apparirà vestita di tutto punto e post by post…via un indumento! Seguirà un libro: Cercavo l’amore e ho trovato solo sesso. Il libro sarà infarcito di mielose abitudini sentimentali femminili e pescherà nel calderone freudiano i vari scontati perché e percome.
PERCHÉ?
Ultimamente – ma non solo – sto leggendo in giro vari post che analizzano e spiegano come far decollare un blog. A conti fatti mi pare di poter desumere che il successo di un blog sia conclamato dalla quantità di commenti che, tuttavia, deve essere equilibrato: il numero troppo elevato di interventi crea un certo disordine e, per contro, l’esiguità dei commenti penalizza e demoralizza. Qualcuno propone una solidarietà fra blog di nicchia, concetto molto simile a quello che definii, a suo tempo, gemmazione.
Fin qui tutto condivisibile, ma, ben guardando, ciò che, realmente, premia, anche sul web – non riusciamo proprio a scrollarci di dosso l’imbarbarimento mediatico! – è la provocazione.
ALLORA CHE FACCIAMO?
Naturalmente – lo preciso perché questo blog lo legge anche mia figlia che mi considera una folle capace di tutto – non intendo mettere in atto l’idea (al massimo la vendo al miglior offerente, offrendo anche spunti creativi per il libro!:), ma porre una domanda:
LA VOSTRA SCRITTURA
RISENTE IN QUALCHE MODO E COME
DEI COMMENTI CHE RICEVETE?
Mi piacerebbe ottenere il maggior numero di risposte e (siccome il mio blog non è proprio quello di Grillo) vi chiedo di linkare questo post.
Scrive
assunta altieri
alle
7:32 PM
Categoria: bloggarello
sabato 6 ottobre 2007
Quasintervista a Laura Costantini e Loredana Falcone.
Laura e Lory blogger e scrittrici. Anzi, scrittrici e blogger. Il loro libro: New York 1920. Il primo attentato a Wall Street. Un libro storico? Un libro d’amore? Scopriamolo insieme a loro.
Due scrittrici, un romanzo, due personaggi femminili.
Cecilia e Lisbeth sono molto diverse. Ho immaginato, leggendo il libro, che ognuna fosse il personaggio delineato da una di voi due: Lisbeth-Laura e Cecilia-Lory. Può, tuttavia, trattarsi dell’interpretazione da lettrice di “nuova generazione”: lettrice che conosce lo scrittore prima di conoscere il suo libro.
Cecilia e Lisbeth sono molto diverse. Ho immaginato, leggendo il libro, che ognuna fosse il personaggio delineato da una di voi due: Lisbeth-Laura e Cecilia-Lory. Può, tuttavia, trattarsi dell’interpretazione da lettrice di “nuova generazione”: lettrice che conosce lo scrittore prima di conoscere il suo libro.
Quando si scrive a quattro mani, capita spesso che i lettori si sforzino di individuare nei personaggi l’una o l’altra delle autrici. Non è una chiave di lettura sbagliata se si parte dal presupposto che scrivere è anche un modo per conoscere la parte più profonda e nascosta di se stessi. Nel caso di “New York 1920” ci siamo divertite a sparigliare un po’ le carte, invertendo i ruoli che la vita, quella reale, ha scelto per noi. Mentre Laura ha privilegiato la dimensione più “pubblica” dedicandosi quasi esclusivamente al lavoro e alla carriera, Loredana ha privilegiato la dimensione “privata” e familiare. Viene istintivo, per chi ci conosce, pensare che questa divisione dei ruoli si sia rispecchiata nei personaggi del romanzo. Non è così. La “dura” Lisbeth, donna che affronta le difficoltà dei primi passi dell’emancipazione in un mondo ancora totalmente dominato dai maschi, è in realtà l’alter ego di Loredana che si è divertita a dar vita nel personaggio alla “donna in carriera” che avrebbe potuto essere. Mentre la “dolce” Cecilia, così portata alla maternità e alla dedizione al proprio uomo, ha consentito a Laura di immaginarsi moglie e madre.
Ovviamente scrivere è essenzialmente un esercizio ludico per noi (hai presente quando i bambini dicono: adesso facciamo che…) e quindi non avrebbe senso usare ogni volta lo stesso escamotage. A facilitarci il gioco è sicuramente la varietà dei generi trattati: “New York 1920” è un romanzo storico, “Eibhlin non lo sa…” è un fantasy, “La guerra dei sordi” affronta il delicato tema dei rapporti israelo-palestinesi, “Le colpe dei padri” scava nei meandri spesso dolorosi dei rapporti familiari. Nessuno di questi è un romanzo d’amore e al tempo stesso lo sono tutti perché se uno scrittore è un creatore di vite nessun personaggio accetterebbe di vivere una vita senza amore.
Ovviamente scrivere è essenzialmente un esercizio ludico per noi (hai presente quando i bambini dicono: adesso facciamo che…) e quindi non avrebbe senso usare ogni volta lo stesso escamotage. A facilitarci il gioco è sicuramente la varietà dei generi trattati: “New York 1920” è un romanzo storico, “Eibhlin non lo sa…” è un fantasy, “La guerra dei sordi” affronta il delicato tema dei rapporti israelo-palestinesi, “Le colpe dei padri” scava nei meandri spesso dolorosi dei rapporti familiari. Nessuno di questi è un romanzo d’amore e al tempo stesso lo sono tutti perché se uno scrittore è un creatore di vite nessun personaggio accetterebbe di vivere una vita senza amore.
In effetti avevo immaginato il contrario. Penso dipenda dal fatto di aver conosciuto voi prima del vostro romanzo. Chissà che questo non sia un “nuovo” modo d’intendere la scrittura? Mi spiego: i blog hanno una velocità e una mediazione così poco gestibile che, inevitabilmente, ci si scopre. Lo scrittore si mette a nudo nel suo essere se stesso prima che attraverso un personaggio (due nel vostro caso).
Hai ragione. Quando abbiamo deciso di affrontare la blogosfera non immaginavamo che sarebbe stata un’esperienza così totalizzante. Laura, nelle sue vesti di giornalista, aveva già incontrato la realtà dei blog, ci sono parecchi personaggi del mondo dello spettacolo che hanno scelto di esprimersi anche attraverso questo mezzo. Una per tutti Selvaggia Lucarelli che al suo blog dedicato al gossip più estremo, prima ancora che al matrimonio con il figlio di Adriano Pappalardo, deve la sua successiva carriera di opinionista. Ovvio che, con questo genere di esempi, la blogosfera non ci sembrasse particolarmente attraente. Poi abbiamo pubblicato “New York 1920” e ci siamo scontrate con la difficoltà che incontrano tutti gli scrittori esordienti: trovare un minimo di spazio e di visibilità. Non solo. Noi due scriviamo da tempi immemorabili ma in realtà non avevamo mai avuto veri contatti con altri scrittori o aspiranti tali. Cercavamo un modo per entrare, fosse pure virtualmente, in un mondo, quello “letterario”, cui sentivamo e sentiamo di appartenere (e non tutti la pensano come noi, ma questa è un’altra storia). Così, un bel giorno di ottobre del 2006 (esattamente un anno fa, adesso che ci pensiamo) Laura si fa un giro sul web e decide di comprarsi un dominio. Nel pacchetto è compresa la possibilità di creare ed aprire un blog, cosa che appare decisamente più facile che organizzare un sito web. Quindi Laura (se non si fosse capito lei è la pioniera delle due) si arma di pazienza, si legge le istruzioni e apre il primo blog cominciando a postare qualcosa. La piattaforma, però, non è delle più valide e quindi, dopo qualche mese, decidiamo insieme di traslocare su Splinder.
Finalmente su Splinder! E...
Non ci saremmo mai aspettate di essere proiettate in un mondo assolutamente affascinante di persone le più diverse, tutte molto intelligenti, vivaci, intellettualmente stimolanti, spesso egocentriche (ma chi non lo è nel proprio intimo?), ma soprattutto affini. E in nome di questa splendida affinità è successo che, di post in post, è venuta fuori la nostra vera essenza, il nostro modo di pensare, di vivere, di reagire. Come tu giustamente osservi, la velocità e la mediazione di un blog è quasi ingestibile. Ne sono derivati scontri (anche con te), fraintendimenti, errori di valutazione, chiarimenti, riflessioni. Ma in questa sorta di second life di Lauraetlory hanno tutti avuto il loro valore, il loro scopo: una crescita nata dal confronto e dalla comunicazione. Che poi (e chi ci conosce, lo sa) è esattamente quello che cercavamo in un blog.
Lisbeth è una donna indurita - non dura, come mostra l’evolversi della storia (particolare che lasciate intravedere quasi subito). In contraddizione – forse – con il suo animo che rivela quella femminilità convenzionale che lei utilizza come mezzo per stare in mezzo agli uomini. Vive la mascolinità come una condizione naturale. Si adegua-reagisce-si adegua-reagisce. Cecilia, con le sue “nuove ambizioni” mantiene – anche attraverso quel parlato partenopeo che si trascina dietro quando sta con “i paesani” – valori che la contraddistinguono sin dall’inizio. Si cambia solo per amore?
Lisbeth è una donna indurita - non dura, come mostra l’evolversi della storia (particolare che lasciate intravedere quasi subito). In contraddizione – forse – con il suo animo che rivela quella femminilità convenzionale che lei utilizza come mezzo per stare in mezzo agli uomini. Vive la mascolinità come una condizione naturale. Si adegua-reagisce-si adegua-reagisce. Cecilia, con le sue “nuove ambizioni” mantiene – anche attraverso quel parlato partenopeo che si trascina dietro quando sta con “i paesani” – valori che la contraddistinguono sin dall’inizio. Si cambia solo per amore?
No. Diciamo piuttosto che l’amore è una sorta di catalizzatore che rende possibile una reazione chimica che porta alla luce la vera essenza delle persone. Ci verrebbe da dire delle donne perché tali siamo e perché ci è difficile capire le motivazioni profonde degli uomini. A ben guardare, se vogliamo usare “New York 1920” come una sorta di metafora, Lisbeth e Cecilia in realtà non cambiano affatto. Lisbeth, come giustamente osservi, è una donna molto femmina che ha imparato a proprie spese i meccanismi necessari per mantenersi a galla. Si adegua e reagisce alle diverse situazioni, ma questo non intacca la sua vera natura che è poi quella di darsi completamente e a rischio della sua stessa vita quando uno scopo attraversa la situazione di stallo in cui l’ha lasciata la morte del marito. Uno stallo che pensava definitivo e uno scopo di cui è la prima a sorprendersi. Cecilia è altrettanto fedele a se stessa. Seguace di valori tradizionali, certo, ma a ben vedere già convinta, grazie all’ingenuo ma efficace sforzo di sua madre, di poter puntare più in alto di quanto la sua condizione di popolana ed emigrante sembri concedere.
In entrambi i casi, l’amore catalizza gli sforzi e facilita il risultato. Ma il sentimento da solo non sarebbe bastato (nella finzione così come crediamo non basti nella realtà) in assenza di basi solide e già maturate.
In entrambi i casi, l’amore catalizza gli sforzi e facilita il risultato. Ma il sentimento da solo non sarebbe bastato (nella finzione così come crediamo non basti nella realtà) in assenza di basi solide e già maturate.
Dite che nessuno dei vostri romanzi è un romanzo d’amore e al tempo stesso lo sono tutti. New York 1920 ne è, sicuramente, una prova. Romanzo storico, che tocca una nostalgia mai completamente “curata” da una Nazione spesso etichettata proprio in base ad essa; si inerpica, tuttavia, in una doppia storia d’amore che s’intreccia e – lo confesso, anche per una che non ama i romanzi d’amore come me – ti tiene incollato alle pagine.
Eros e Thanatos sono da sempre la base della narrativa mondiale. Per una storia d’amore, nel Libro per eccellenza, la specie umana si è giocata il Paradiso Terrestre. Per amore si è combattuta la più epica delle guerre, quella di Troia. Per amore gli eterni personaggi di Shakespeare hanno dato voce agli istinti più profondi e primordiali dell’essere umano. Tutti i romanzi che narrano una vicenda umana sono storie d’amore. Abbiamo letto moltissimo e continuiamo a farlo e anche fermandoci un attimo a pensare, ci riesce difficile individuare un romanzo che non contenesse una storia d’amore, da Furore di Steinbeck a I pilastri della terra di Follett, da Non ti muovere della Mazzantini a L’amante di Yehoshua, da Mille splendidi soli di Hosseini a Il dio delle piccole cose di Roy. Eppure nessuno di questi potrebbe essere catalogato come “romanzo d’amore”.
Non che ci sia nulla di male in questa definizione, solo che nel tempo ha assunto una valenza negativa, da lettura adatta soltanto per signorine in attesa del grande amore o del buon matrimonio.
Il format della doppia storia d’amore potrebbe portare – come nel mio caso – a saltare capitoli per poi tornare indietro. Mi piace perché dà libertà di “interpretarsi” la lettura.
Ci piace scoprire la tua chiave di lettura: questo approfittare della doppia storia d’amore per scegliere, di volta in volta, quale delle due protagoniste seguire.
Interpretare la lettura secondo il proprio gusto è cosa che non tutti i lettori sono in grado di fare, eppure è una delle tante, splendide libertà che un libro offre. Rileggere in toto, aprire un capitolo a caso, procedere saltando da pagina 20 a pagina 110, tornare indietro. A ben guardare l’attuale supporto DVD ha tentato di dare le stesse caratteristiche anche alla narrazione visiva. Ma la bellezza dell’immagine ha pur sempre il limite evidente di essere già un’immagine e quindi bloccare ogni manipolazione dell’immaginazione. Mentre la parola scritta si offre in tutto e per tutto come spunto, come primo mattone per costruire. Un libro è un detonatore per la fantasia del lettore.
Interpretare la lettura secondo il proprio gusto è cosa che non tutti i lettori sono in grado di fare, eppure è una delle tante, splendide libertà che un libro offre. Rileggere in toto, aprire un capitolo a caso, procedere saltando da pagina 20 a pagina 110, tornare indietro. A ben guardare l’attuale supporto DVD ha tentato di dare le stesse caratteristiche anche alla narrazione visiva. Ma la bellezza dell’immagine ha pur sempre il limite evidente di essere già un’immagine e quindi bloccare ogni manipolazione dell’immaginazione. Mentre la parola scritta si offre in tutto e per tutto come spunto, come primo mattone per costruire. Un libro è un detonatore per la fantasia del lettore.
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Le altre quasinterviste
Scrive
assunta altieri
alle
10:12 PM
Categoria: quasintervista
La pena che mi strugge è che io amo questo Paese. Il mio, il nostro.
Lo amo. E non ce la faccio più a vederlo calpestato come le aiuole di un parco abbandonato a se stesso, in mano a giardinieri che non danno acqua alle radici perché serve a innaffiare i loro giardini privati e le loro verdeggianti immagini che – nonostante tutto – imperano sui 70*100 (ché siccome si affiggono sui marciapiedi ad altezza-sguardo raggiungono più facilmente il target: cittadini tutti, basta che siano svogliati, ignoranti e (dis)interessati delegatori). In mano a un Sistema Mafioso che non vede confine alcuno fra delinquenza e politica.
APPELLO PER LA GIUSTIZIA E LA LEGALITÀ IN CALABRIA (ma riguarda tutti, però; non ce ne laviamo le mani ché l’Italia è una, e questo è ora che lo si capisca).
APPELLO PER LA GIUSTIZIA E LA LEGALITÀ IN CALABRIA (ma riguarda tutti, però; non ce ne laviamo le mani ché l’Italia è una, e questo è ora che lo si capisca).
{commenti chiusi}
Scrive
assunta altieri
alle
9:45 AM
Categoria: attualità e opionioni, io la penso così, segnalazioni, sud
mercoledì 3 ottobre 2007
Parliamo di voi.
In questi giorni non ho molta voglia di scrivere, ma è tornata imperiosa la voglia di leggere. C'era uno (uno importante, mica uno così, eppure non mi ricordo chi fosse) che diceva che non voleva neppure parlare con chi aveva scritto più parole di quante ne avesse lette. Be', con me ci potrebbe parlare.
Dunque.
Ci sono in giro certi post incazzati (quanto ti capisco!), dubbiosi (in fondo basta scrollarsi di dosso l’io e tutto resta esattamente com’è, non credi anche tu?), divertenti ma… (quand’è che ci sentiremo veramente libere di essere donne?), che parlano di libertà (grazie per la citazione, io ne sono sempre più convinta), o di uva ed esseri umani (quando mia madre s'incazzava sul serio, con me bambina, mi diceva: adesso sconti l'uva e gli acini! Forse anche lei era giunta alla tua stessa deduzione), o di modi semplici di essere felici (a presto, Giulia), impegnati (ammiro la tua determinazione, in grado di sciacquare di dosso quella stupida indifferenza che ci attanaglia), di siciliani piemontesizzati ma mica tanto! (certe abitudini non cambiano mai, però ricordiamoci anche questa cosa qua), di dis-informazione (diviso perché ce ne sono due, come i modi di vedere e di trasmettere le notizie), che creano stacchi all’immortalità (c’è una cosa che non ti ho ancora detto: ma lo sai che sei proprio brava?), che riflettono sulla vita/morte (sin da bambina, io, ho maturato la convinzione che solo una persona che può morire adesso è realmente una persona, chissà voi cosa ne pensate?), che parlano di Milano (e io ripenso che per me Milano è solo Milano), … C’è tanto in giro, proprio tanto. E penso che mi piace questa cosa qua.
Poi.
Oggi ho riletto un libro che mi era piaciuto a suo tempo e mi piace ancora: Nudi e crudi, Alan Bennet. E, Scritto sul corpo, dello stesso autore, che non avevo ancora letto. (Circa cinque ore di viaggio, ben spese).
Ho letto, appena uscito (chiaro!): Sappiano le mie parole di sangue, Babsi Jones e ve ne parlerò perché merita un post, ma in questi giorni sono troppo dolente e incasinata e fra un po’ parto per Parigi. Intanto vi consiglio di acquistarlo, leggerlo e fare un salto nel sito-labirinto. E ho letto pure, oramai un po’ di tempo fa, New York 1920, di Laura Costantini e Loredana Falcone, e qualcosa bolle in pentola.
Ho ordinato per la quarta volta Il quaderno delle voci rubate di Remo Bassini. Remo, se leggi fammi sapere come faccio ad averlo. Non meno difficoltoso mi risulta l’acquisto di La famiglia immaginaria di Eva Carriego. E ho ordinato anche Tolbiac di Beppe Sebaste. Ho riacquistato, in libreria, assieme a vari nuovi fra cui un innominabile (non si sa mai!), Un uomo, Oriana Fallaci, ché la sister s’è presa il mio sostenendo ch’è suo (il peso della famiglia!). Sto aspettando che esca Ancora dalla parte delle bambine, Loredana Lipperini di cui avevo già scritto qua.
Ancora.
È on line il magazine speciale scuola di MenteCritica.
E pure il terzo numero di Randagi.
Dunque.
Ci sono in giro certi post incazzati (quanto ti capisco!), dubbiosi (in fondo basta scrollarsi di dosso l’io e tutto resta esattamente com’è, non credi anche tu?), divertenti ma… (quand’è che ci sentiremo veramente libere di essere donne?), che parlano di libertà (grazie per la citazione, io ne sono sempre più convinta), o di uva ed esseri umani (quando mia madre s'incazzava sul serio, con me bambina, mi diceva: adesso sconti l'uva e gli acini! Forse anche lei era giunta alla tua stessa deduzione), o di modi semplici di essere felici (a presto, Giulia), impegnati (ammiro la tua determinazione, in grado di sciacquare di dosso quella stupida indifferenza che ci attanaglia), di siciliani piemontesizzati ma mica tanto! (certe abitudini non cambiano mai, però ricordiamoci anche questa cosa qua), di dis-informazione (diviso perché ce ne sono due, come i modi di vedere e di trasmettere le notizie), che creano stacchi all’immortalità (c’è una cosa che non ti ho ancora detto: ma lo sai che sei proprio brava?), che riflettono sulla vita/morte (sin da bambina, io, ho maturato la convinzione che solo una persona che può morire adesso è realmente una persona, chissà voi cosa ne pensate?), che parlano di Milano (e io ripenso che per me Milano è solo Milano), … C’è tanto in giro, proprio tanto. E penso che mi piace questa cosa qua.
Poi.
Oggi ho riletto un libro che mi era piaciuto a suo tempo e mi piace ancora: Nudi e crudi, Alan Bennet. E, Scritto sul corpo, dello stesso autore, che non avevo ancora letto. (Circa cinque ore di viaggio, ben spese).
Ho letto, appena uscito (chiaro!): Sappiano le mie parole di sangue, Babsi Jones e ve ne parlerò perché merita un post, ma in questi giorni sono troppo dolente e incasinata e fra un po’ parto per Parigi. Intanto vi consiglio di acquistarlo, leggerlo e fare un salto nel sito-labirinto. E ho letto pure, oramai un po’ di tempo fa, New York 1920, di Laura Costantini e Loredana Falcone, e qualcosa bolle in pentola.
Ho ordinato per la quarta volta Il quaderno delle voci rubate di Remo Bassini. Remo, se leggi fammi sapere come faccio ad averlo. Non meno difficoltoso mi risulta l’acquisto di La famiglia immaginaria di Eva Carriego. E ho ordinato anche Tolbiac di Beppe Sebaste. Ho riacquistato, in libreria, assieme a vari nuovi fra cui un innominabile (non si sa mai!), Un uomo, Oriana Fallaci, ché la sister s’è presa il mio sostenendo ch’è suo (il peso della famiglia!). Sto aspettando che esca Ancora dalla parte delle bambine, Loredana Lipperini di cui avevo già scritto qua.
Ancora.
È on line il magazine speciale scuola di MenteCritica.
E pure il terzo numero di Randagi.
Scrive
assunta altieri
alle
9:56 PM
Categoria: libri, segnalazioni
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