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giovedì 21 giugno 2007

La piccina innamorata


Come sto? Mi domanda con un’aria civettuola che non le è mai appartenuta. E non dire che sto bene perché non è vero!
E qui entro nel panico. Cosa sarà giusto rispondere a una piccina innamorata che forse vuole sentirsi dire che sta da dio, o forse cerca la conferma per togliersi il top nero un po’ troppo elegante per una serata fra amici, o forse vuole che le dia il beneplacito per infilarsi finalmente la camicia appena acquistata che non ho ancora indossato e che rappresenta, per lei, il desiderio materializzato di un bisogno mai esistito? Scelgo la via della sincerità che finora ha dato buoni frutti.
Stai bene, forse però quel top è un po’ esagerato.
Ecco, lo sapevo, non ti piace come mi vesto!
Non ho detto questo.
Sì che l’hai detto.
Non l’ho detto, comunque stai bene.
Hai appena detto di no.
Non ho detto neppure questo.
Si che l’hai detto.
Non l’ho detto.
Ci guardiamo e scoppiamo a ridere. La situazione è comica e la piccina innamorata se ne accorge prima di me.
È che stasera…
Stasera cosa?
Bè, stasera ci sarà la sua ex.
E allora?
Vedi che non capisci!
Sì che capisco. Cioè capisco quello che provi, ma non lo condivido perché il presente è l’unico tempo che ci appartiene e nel presente ci sei tu. O no?
Non ho voglia di filosofare, mamma. A me quel passato mi brucia eccome.
Non lo puoi cambiare il passato. Ti fai del male inutilmente.
Come si fa a non pensarci?
Mah, concentrandoti sul presente, per esempio. Avendo fiducia in te e anche in lui.
Io ho fiducia, ma lo amo troppo…
Alla faccia dei paroloni!
Con te non si può parlare. Ma hai una vaga idea di come mi sento? Io lo amo eccome e non ho voglia delle tue razionalizzazioni.
Certo che ho idea di come ti senti, penserai mica di averlo inventato tu l’amore?
Squilla il cellulare.
Ciao mamma, ci vediamo stasera.
Ciao piccina innamorata!
Strizza l’occhio e soffia sulla mano un bacio che mi accarezza l’anima.