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martedì 2 settembre 2008

La vagina dentata.

Stasera sono stata al cinema con mia figlia. Abbiamo visto “Denti”.
Non è del film che voglio parlare. Se ne parla abbastanza e penso di non poter aggiungere molto altro. Voglio invece riportare alcuni commenti che ho udito.
Era lo spettacolo delle 20:40 ed è lunedì, dunque non c'erano molti spettatori. Questo mi ha consentito di osservarli: gruppi di tre o quattro amici. Strano, i gruppi erano mono sesso: gruppi di amiche; gruppi di amici. Una coppia. In tutto saremo state una trentina di persone. Gli unici ultra ventenni eravamo io e un uomo sulla sessantina, seduto da solo.
Alla prima castrazione il commento di un ragazzo del gruppo di quattro amici seduti nella fila davanti a me è stato: “A questo punto non resta che suicidarsi.” Strano che a quarant'anni questa frase mi abbia sorpresa? Forse sì. O forse è che,
nonostante la cronaca, continuo a concedere al maschio un po' di fiducia. Spero sempre che non riporti, inevitabilmente, tutto all'uccello. Eppure!
La scena rappresenta uno stupro. È lei (la donna) la vittima. Ma tutta l'attenzione si concentra sulla castrazione. Lo sgomento non nasce dallo stupro, ma dal pene che giace per terra, distaccato dal suo legittimo portatore e utilizzatore. Ho immaginato che la scena rappresentasse un tentativo di omicidio. Se la pistola fosse caduta dalle mani dell'aggressore tutti avrebbero tirato un sospiro di sollievo. Invece quell'uccello per terra, oramai inerme come una pistola scarica, suscita sgomento.
Le ragazze non fiatavano. Qualche risatina. Nient'altro. Nulla, fino alla fine, quando mia figlia ha commentato: “Lei può andare in giro tranquilla.” E allora ho ripensato alla scena da me immaginata: l'aggressione con una pistola, l'eventualità di essere ammazzati, di essere picchiati... eventualità che esiste a prescindere dall'uccello. È un'eventualità che non differenzia per genere. È un'eventualità che pone di fronte persone delle quali almeno una soccomberà, eppure “con la vagina dentata si può andare in giro tranquille”. Già!